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HRD, quando i diritti umani diventano metodo

HRD, quando i diritti umani diventano metodo

Dialogo tra Giuseppe Filippi e il Segretario Generale della Confederazione delle Nazioni Umanitarie – Harry Tallarita

Giuseppe Filippi:
Segretario, negli ultimi anni la figura dell’Human Rights Defender è diventata sempre più centrale. Che valore ha oggi, concretamente?

Segretario Generale:
Ha un valore operativo. L’HRD formato non si limita a richiamare principi etici, ma conosce il diritto positivo e quello internazionale. Questo gli consente di trasformare i diritti umani in azioni comprensibili e gestibili anche dalle istituzioni.

Giuseppe Filippi:
Quindi non parliamo di semplice attivismo?

Segretario Generale:
No. L’HRD efficace non è una figura di contrapposizione. È qualcuno che dialoga con le istituzioni, conosce le regole, rispetta i limiti e sa come muoversi dentro i sistemi esistenti senza rinunciare alla propria funzione di tutela.

Giuseppe Filippi:
Le forze dell’ordine come percepiscono questo tipo di interlocutore?

Segretario Generale:
Come un interlocutore qualificato. Non come un’autorità alternativa, ma come un soggetto preparato, consapevole, con cui ogni atto deve essere corretto e sostenibile nel tempo. Questo porta a un approccio più prudente e ordinato.

Giuseppe Filippi:
Gli HRD sono anche tutelati da una risoluzione delle Nazioni Unite. Questo incide?

Segretario Generale:
Sì. La Dichiarazione ONU sui Difensori dei Diritti Umani del 1998 stabilisce che gli Stati devono garantire agli HRD la possibilità di operare e proteggerli da ostacoli o ritorsioni illegittime. Non è un privilegio né un’immunità, ma uno standard internazionale che gli Stati hanno accettato.

Giuseppe Filippi:
Questa tutela ha effetti concreti?

Segretario Generale:
Ha effetti nel comportamento istituzionale. Quando un HRD è riconoscibile, formato e inserito in una struttura rappresentativa, come la Confederazione delle Nazioni Umanitarie o realtà analoghe, le autorità sanno che stanno interagendo con un soggetto tutelato da un quadro ONU. Questo induce maggiore attenzione, correttezza procedurale e dialogo.

Giuseppe Filippi:
Quindi gli Stati sono obbligati a proteggere gli HRD?

Segretario Generale:
Sono obbligati a non ostacolarli illegittimamente e a proteggerli quando operano nel rispetto della legge. L’HRD non è sopra la legge, ma è parte riconosciuta del sistema di tutela dei diritti umani.

Giuseppe Filippi:
Dal 2020 lei è Segretario Generale. Questo approccio ha inciso sulla crescita della vostra organizzazione?

Segretario Generale:
Sì. Sin dall’inizio ho impostato il lavoro su metodo, formazione e dialogo istituzionale. Questo ha permesso alla Confederazione di crescere, costruire credibilità e aprire spazi di cooperazione che altrimenti sarebbero rimasti chiusi.

Giuseppe Filippi:
Se dovesse riassumere il ruolo dell’HRD in una frase?

Segretario Generale:
Un HRD non impone. Rende possibile: il dialogo, la tutela e il rispetto delle regole, anche nei contesti più complessi.

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