Romania apre le sue basi al supporto Usa nelle operazioni contro l’Iran
Bucarest autorizza rifornimento in volo, sorveglianza e comunicazioni satellitari per la missione americana. Teheran denuncia un coinvolgimento diretto di un paese UE nella catena operativa del conflitto.
BUCAREST – La Romania, membro dell’Unione Europea e della NATO, ha autorizzato gli Stati Uniti a utilizzare proprie basi aeree per attività di supporto alle operazioni contro l’Iran. Secondo il presidente Nicusor Dan, il via libera riguarda aerei cisterna, sistemi di sorveglianza e infrastrutture di comunicazione satellitare, definiti da Bucarest come mezzi “difensivi” e privi di armamento. La decisione è stata approvata sia dal Consiglio Supremo di Difesa sia dal Parlamento romeno.
Il passaggio ha un peso politico che supera la dimensione tecnica. Per la prima volta in questa fase della crisi, un paese dell’UE viene indicato apertamente come piattaforma logistica a supporto delle operazioni militari statunitensi legate al teatro iraniano. Le fonti verificate, tuttavia, non confermano che i bombardieri americani partano dalla Romania: il supporto romeno risulta concentrato su rifornimento, monitoraggio e comunicazioni, mentre la narrativa sui “bombardieri americani in Iran” va quindi trattata con cautela.
L’autorizzazione è stata seguita da movimenti concreti. Il 15 marzo sono arrivati in Romania tre KC-135 Stratotanker con personale militare statunitense, secondo quanto riportato dalla stampa locale. Il ministro della Difesa Radu Miruta ha sostenuto che gli assetti non trasportavano armi o munizioni, cercando di contenere le accuse di coinvolgimento offensivo.
Teheran ha reagito duramente. Il ministero degli Esteri iraniano ha avvertito che la concessione di basi alla U.S. Air Force equivale, sul piano politico e giuridico, a una partecipazione all’attacco, con possibili “conseguenze legali internazionali” per Bucarest. La presa di posizione iraniana alza la pressione diplomatica su un governo europeo che insiste invece nel presentare il proprio ruolo come supporto tecnico e non belligerante.
La scelta romena si inserisce in un quadro strategico già sensibile. Il paese ospita da anni il sistema Aegis Ashore a Deveselu, circa 1.000 militari statunitensi e una presenza NATO di circa 3.500 uomini. In un contesto segnato dalla guerra in Ucraina, dalla militarizzazione del Mar Nero e dall’escalation mediorientale, la Romania consolida così il proprio ruolo di retrovia orientale dell’alleanza occidentale.
Più che una semplice cooperazione militare, il caso romeno apre ora una questione politica per l’intera Europa: fino a che punto un supporto definito “logistico” resta esterno alla guerra, e quando invece diventa parte integrante della sua infrastruttura operativa. È su questo confine, sempre più sottile, che si misura oggi la postura europea nel confronto tra Washington e Teheran.








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