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COSTA RICA, LA CNU NON SI FERMA-PADRE E FIGLIA RESTANO NELLA LORO CASA

COSTA RICA, LA CNU NON SI FERMA-PADRE E FIGLIA RESTANO NELLA LORO CASA

COSTA RICA, UNA BATTAGLIA CHE FINISCE CON UNA VITTORIA: PADRE E FIGLIA RESTANO NELLA LORO CASA

L’intervento della Direttrice dell’Ente Umanitario TALLARITA HARRY per il Costa Rica, Sara Romano, anche Capo Missione CNU nel Paese, contribuisce a fermare una situazione che rischiava di privare un padre e una bambina della propria casa. Pressioni e intimidazioni non hanno fermato la missione umanitaria.

COSTA RICA — Ci sono interventi che richiedono mesi di lavoro, determinazione e soprattutto la capacità di non arretrare quando le pressioni aumentano.

Quello seguito in Costa Rica dalla Direttrice dell’Ente Umanitario TALLARITA HARRY, Sara Romano, nella sua funzione anche di Capo Missione della Confederazione delle Nazioni Umanitarie – CNU per il Costa Rica, è uno di questi.

E questa volta possiamo raccontare una notizia che rappresenta prima di tutto una soddisfazione umana: un padre potrà continuare a vivere nella propria abitazione insieme alla sua bambina.

La vicenda era stata portata all’attenzione dell’Ente Umanitario nei mesi scorsi. Secondo le informazioni raccolte e trasmesse alla struttura, l’uomo rischiava di essere estromesso dall’abitazione a seguito di una controversia estremamente delicata con la sua ex compagna, nella quale erano stati segnalati comportamenti e atti ritenuti gravemente lesivi dei suoi diritti.

Ma nella casa non viveva soltanto un adulto coinvolto in una controversia.

C’era una bambina.

Ed è proprio questo uno degli elementi che ha imposto alla missione di trattare il caso non come una semplice disputa privata, ma come una situazione da osservare attentamente sotto il profilo della tutela della persona e dei diritti fondamentali.

Quando chiede aiuto chi pensa di non avere più strumenti

Il padre si è rivolto all’Ente Umanitario chiedendo sostegno.

Da quel momento la missione guidata da Sara Romano ha iniziato a seguire la situazione, raccogliendo informazioni e intervenendo attraverso comunicazioni formali nelle quali sono state evidenziate quelle che, sulla base degli elementi disponibili, apparivano come possibili e gravi violazioni dei diritti della persona coinvolta.

È stato un intervento fermo.

Nessuna interferenza con il lavoro delle autorità giudiziarie e nessuna pretesa di sostituirsi agli organi dello Stato, ma una presenza istituzionale capace di ricordare una cosa molto semplice: anche nelle controversie private esistono limiti che nessuno può superare e diritti che devono continuare a essere rispettati.

Pressioni che non hanno fermato Sara Romano

Durante questi mesi la situazione non è stata semplice.

Sara Romano ha riferito di aver subito fortissime pressioni e comportamenti percepiti come intimidatori mentre continuava a seguire il caso.

Eppure non si è fermata.

È precisamente in momenti come questi che si comprende quale debba essere il carattere di chi assume una responsabilità all’interno di un’organizzazione umanitaria.

Essere referente territoriale non significa possedere semplicemente una qualifica.

Significa essere presenti quando una persona chiede aiuto.

Significa mantenere equilibrio quando la tensione cresce.

Significa soprattutto non arretrare soltanto perché dall’altra parte esistono soggetti che ritengono di poter esercitare maggiore autorità, influenza o pressione.

I nostri referenti devono essere preparati. Devono essere equilibrati. Ma quando serve, devono essere anche tremendamente determinati.

Sara Romano lo è stata.

Poi arriva quella telefonata

Oggi è arrivata la telefonata che ripaga mesi di lavoro.

Sara Romano ha comunicato alla direzione dell’Ente il risultato della vicenda:

il padre resta nella propria casa insieme alla bambina.

È questo il risultato che conta più di ogni comunicato, più di ogni titolo e più di qualsiasi riconoscimento istituzionale.

Una famiglia che rischiava di perdere la propria stabilità abitativa, secondo quanto comunicato dalla missione, potrà rimanere nella propria abitazione.

Nell’ambito degli sviluppi successivi, sempre secondo le informazioni ricevute dalla struttura CNU in Costa Rica, nei confronti della legale della controparte sarebbe inoltre intervenuta la forza pubblica e sarebbe in atto dalla magistratura locale, un’intervento di carattere penale a carico dell’avvocato della controparte.

Su quest’ultimo aspetto sarà naturalmente l’autorità competente a verificare eventuali responsabilità, e una denuncia non costituisce in alcun modo accertamento di colpevolezza.

È però un elemento significativo dell’evoluzione di una vicenda nella quale, per mesi, chi aveva chiesto aiuto aveva avuto la sensazione di trovarsi dalla parte più debole.

L’autorevolezza serve soltanto se viene utilizzata per gli altri

Questa vicenda racconta anche qualcosa sulla funzione della Confederazione delle Nazioni Umanitarie – CNU e delle strutture che operano nella sua rete internazionale.

L’autorevolezza di un’organizzazione non dovrebbe essere misurata attraverso sigle, cerimonie, documenti o titoli.

Si misura quando quella autorevolezza viene messa a disposizione di qualcuno che da solo non riesce più a farsi ascoltare.

La CNU è intervenuta utilizzando gli strumenti che le competono: osservazione, interlocuzione, comunicazioni istituzionali e richiamo alla tutela dei diritti fondamentali.

Le decisioni spettano alle autorità competenti.

Ma anche accendere un faro su una situazione può cambiare radicalmente gli equilibri.

Ed è quello che, secondo gli elementi oggi disponibili, è accaduto in Costa Rica.

Una bambina continuerà a chiamarla “casa”

Possiamo parlare di procedure, organizzazioni internazionali, missioni, rappresentanze e diritti umani.

Ma alla fine questa storia si riduce a qualcosa di molto più semplice.

C’è una bambina che questa sera può continuare a vivere nella casa che conosce.

C’è un padre che aveva chiesto aiuto e che oggi sa di non essere rimasto solo.

E c’è una donna, Sara Romano, che nonostante pressioni e difficoltà ha continuato a fare ciò per cui era stata incaricata: esserci.

Per questo il risultato ottenuto in Costa Rica rappresenta motivo di grande soddisfazione per l’Ente Umanitario TALLARITA HARRY e per la CNU.

Non perché qualcuno abbia “vinto” contro qualcun altro.

Ma perché, davanti a una situazione nella quale una persona chiedeva disperatamente di essere ascoltata, qualcuno ha deciso di ascoltarla davvero.

Ed è probabilmente questa la forma più concreta che possa assumere la tutela dei diritti umani.

Quando una persona pensa di essere rimasta sola, deve sapere che da qualche parte può ancora esserci qualcuno disposto a non voltarsi dall’altra parte.

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